C'è il vento

14-06-2006


Il nostro viaggio lungo il corso del Po è finito. E' finito sul mare, nel segno del vento.

Ed è il vento che costituisce il 'trait d'union' con un'altra mia passione, questa volta sportiva.
Farsi trascinare dal vento, sentirlo nelle mani: è una sensazione indescrivibile, tra le mani la forza del vento, sentire di poterla modulare e sottomettere. Con molta attenzione però, e umiltà. Non bisogna mai dimenticare che le nostre forze sono niente rispetto alle forze della natura, ed è soltanto l'intelligenza e la prudenza che rendono il confronto equo e possibile.
Il kiteing è uno sport abbastanza insolito, che
dia005 (38)soltanto in questi anni pare diffondersi tra gli amanti del windsurf.
Io l'ho scoperto anni fa :  su una spiaggia a La Franqui, nel corso di un mio viaggio in Francia, tra Narbonne e Perpignan, quasi al confine con la Spagna.




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Qui si trovavano appassionati provenienti da tutt'Europa che, utilizzando tutti i mezzi possibili, pittoreschi nell'esplosione dei colori degli aquiloni e delle vele, sfruttavano il mistral, vento che domina sul golfo del Leone. Qui si viaggiava in mare, in terra, su buggy, su tavole da surf, su tavole a ruote,  su carri a vela, persino su roller!



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Era un'orgia di colori e di entusiasmo per il
vento, e ne sono  stato immediatamente rapito.
E ho cominciato.







L'apprendistato: i primi approcci, con un aquilone da bambino (però, se tira!!)


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E quando le braccia sono stanche, via con le gambe.....


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 Cap Leucate




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Alta marea




E poi, a casa.....

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(le foto sono di Mara Poggi e Alfio Cioffi)



I colori del Po: la mostra


26-05-2006


Presentazione


Dedico questa mostra a Marinin, uomo del Po.
Ha trascorso la sua vita sul grande fiume, dapprima come
pescatore e quindi come guida, continuando a percorrerlo
nei suoi più segreti meandri, anno dopo anno.
Ha trasmesso a tanti, che hanno avuto la fortuna
di conoscerlo e di seguirlo, l'amore per quell'ambiente.
Lo ricordo, al timone della sua barca, minuto ma forte, fiero
della sua vitalità, scrutare i movimenti dell'acqua per
individuare il passaggio migliore, abile nell'evitare i bassi
fondali sabbiosi e nello sfiorare, con un solo movimento
della barra, i bonelli fitti di canne.
E allora ti guardava, sornione, con i suoi occhi arguti,
per cogliere nei tuoi occhi l'apprensione, e ti sorrideva.
Era la sua presentazione.
E dopo, i racconti. Le descrizioni, poetiche, del lento fiume,
del casone nascosto tra i canneti, dov'era nato, di una vita
dura, per strappare il sostentamento a una natura avara,
dell'ambiente un tempo malsano, delle piene spaventose,
delle nebbie che duravano settimane intere e che, quando
si diradavano, ti discoprivano bellezze che quasi avevi
dimenticato.
Era poesia vera, viva.
Ora, pensando a Marinin, quasi sento lo sciabordio lento
dell'acqua, il frusciare del vento tra le canne. E i colori.
Ricordo i colori, che mi sono rimasti negli occhi e nel cuore.


Ho tentato di riprodurli, seppur imperfetti, sulle mie tele.

Alfio Cioffi
   
LocandinaBlog


 La mostra trae ispirazione oltre che da osservazioni, fotografie e sensazioni personali dell'autore, anche dall'opera "Sua maestà il Po" di Mario Soldati e Mauro Galligani. Ove non diversamente indicato, i quadri sono ispirati a foto di Mauro Galligani.




                                                                Marinin                                                   di Padus


FotoMarinin_2La prima cosa che dice è: "Diamoci del tu".
Bene.
Prende la stampa della pagina che gli ho portato e appoggiandosi alla sedia la guarda attentamente controllando un sorriso che conosco.
"Lo portava sulla faccia, il Delta". Quella faccia in bianco e nero sembra davvero una foto aerea del Delta, un groviglio di canali e fossi, di erba e canneti. La faccia è di Boscolo Marino detto "Marinin", lui incece è Boscolo Fabrizio, figlio di Marinin.
Anche la sua faccia non scherza, ma è la faccia del Delta di oggi, quello moderno che vuole ricordare quello di allora, per creare quello di domani, di oggi.
Comincia così la mia prima discussione con un uomo che di Delta se ne intende, capisco subito che sono caduto bene, Fabrizio possiede tutte quelle caratteristiche immediate che mi aiutano a parlare con una persona, rende da subito il dialogo una chiaccherata, mi spiega cosa pensa e cosa vuole dal domani, mi invita a fare un giro sul Delta, quello vero, quello che gli "altri" non possono vedere.
Accetto.
Questo giro sul Delta mi incuriosisce, Fabrizio mi assicura che nessuno mi può portare dove lui invece.
"Dice la verità": mi aveva detto Sandro Vidali, che lo conosce bene, amici, su posizioni diverse per il Delta, identiche per le motivazioni che li spingono, ma diverse per il modo, per la via da percorrere.
Ma è di Marinin che voglio sapere, voglio che il figlio mi spieghi quell'uomo che chiunque da queste parti definisce "un mito". E lo era, veramente. Facile eleggere a simbolo del Delta un uomo che il Po lo ha mangiato da sempre, da quando è nato fino alla fine (75 anni), un uomo che impersonifica tutt'oggi l'anello di congiunzione di due lavori sul Delta, di due possibili opportunità di guadagno, di vita.
Marinin il pescatore e Marinin la guida sul Po.
Passato e futuro? O solo presente.
E' impossibile negare a questa nostra area geografica una enorme possibilità di sviluppo nell'area turistica, come impossibile resta negare la sua potenzialità economica nella pesca, la pesca dura ma ricca delle sue acque pescose e di quelle pepite che il suo basso fondale sabbioso copre: l'oro del Delta, le vongole.
Coesistenza di valori, difficoltà di matrimonio tra soluzioni, poli opposti che si attraggono.
FotoMarinin_1Boscolo Marino detto "Marinin": "i lo conose anca a Nova Iork!" mi suggerisce un pescatore intento alla fusione dei piombi per le sue reti, a Pila, paese suo e di Marinin.
Marinin che ha traghettato con la sua barca quintali di turisti pionieri e pesce, che ha illustrato il fiume a Ruggero Orlando e alla famiglia tipo di "marturei" in ferie agostarole al paesello, che ha cacciato i branzini e ballato con i gabbiani.
Marinin che ballava con i gabbiani?
"Spiegami questa storia Fabrizio, verità o leggenda?"
"Un po' uno e un po' l'altro, su un isolotto c'è una piccola stele a memoria dei pescatori, e lì si posavano spesso gabbiani, due di questi qualche volta danzavano con le ali spiegate, probabilmente una danza per l'accoppiamento, e mio padre li imitava".
"........ e la leggenda?".
"Credo nasca dal fatto che con lui, danzavano sempre!".
"Sempre?".
"Ogni volta che lo vedevano.... lui dava inizio alla danza....".
"E i gabbiani?".
"Giù in pista!".

Gabbiani che ballano con Marinin?
Storie del Delta, di posti come Pila o Boccasette, Scardovari, Bonelli, qui il vento è quasi una regola, c'è il mare che soffia a due metri, incredibile se ci pensi; fai 10 chilometri nell'interno, verso Adria per capirci, e il vento te lo sogni, c'è afa d'estate, un'afa unica nel suo genere, roba da Borneo, qui invece..... il vento, i volti ben cotti e salati dei pescatori, i capelli all'indietro, c'è il vento.

                                                                                                   Olmo
Tratto dal sito "Il Portale del Delta del Po"            




Inaugurazione
L'inaugurazione della mostra 



VignettaMarinin




Marinin: la presentazione 

                      Marinin: la presentazione

   
 Ritratto di Marino Boscolo al timone della sua barca, tra i bonelli nei meandri
    del delta             
     (
Alfio Cioffi, olio su tela, 70 x 50)





I racconti di Marinin

27-05-2006



Marinin: i racconti 

Marinin: i racconti

Autoritratto con Marinin e la mia canoa sulla barca
(
Alfio Cioffi, olio su tela 60 x 60, da una foto di Alfio Cioffi)





Dalle sorgenti a Torino

28-05-2006



Il Po nero
 Il Po nero

Nei pressi delle sorgenti, al Pian della Regina, sulle pendici del Mon Viso
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)



Il Po rosso  
Il Po rosso

Il fiume inizia il suo lungo viaggio in pianura, ai piedi del Mon Viso
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)



Il Po d'argento
 Il Po d'argento

L'incontro con l'unica grande città del suo corso, Torino
(
Alfio Cioffi, olio su cartone telato, 35 x 50)



Il Monferrato e le risaie

29-05-2006



Il Po viola
 Il Po viola

Il fiume, che ha già ricevuto il Pellice, la Dora Baltea e la Stura, rimane sullo sfondo, torna lontano, come se rientrasse in quello spazio remoto che si può misurare solo nel sogno, nel ricordo, o forse mai (M. Soldati)
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 40 x 50)



Risaie 
Risaie

Il Po, prima di distendersi nella Pianura Padana, allaga le risaie disegnando delicate scacchiere
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)



Fontanetto Po
Fontanetto Po

Alcuni paesi, lungo il Po, paiono emergere dall'abbraccio delle acque.
(Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)



Una giornata sul Po

02-06-2006



Il Po rosa
Il Po rosa

E' l'alba. I cormorani hanno già iniziato la loro giornata di pesca, mentre tutto sembra ancora addormentato
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50, da una foto di autore sconosciuto)




Nuvole sul Po
 Nuvole sul Po

Frequentemente, d'estate, nel pomeriggio, la calura addensa nubi minacciose, drammatizzando il paesaggio
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 70 x 90, da una foto d'autore sconosciuto)




Il Po in fiamme
Il Po in fiamme

La luce del tramonto incendia l'orizzonte, ma già le prime ombre avanzano sull'acqua  C'è un brivido. E' la brezza? O è il Po che si scolora?
(Alfio Cioffi, olio su tela, 60 x 90, da una foto d'autore sconosciuto)



Il Po blu
Il Po blu

Chi starà vegliando dietro quella finestra accesa, affacciata sul Po di Gnocca?
(
Alfio Cioffi, olio su tela, 35 x 50)